OMELIA DI DON MARCO - S. MESSA DOMENICA 24 SETTEMBRE 2006 ORE 10

"Come ogni domenica anche oggi ci troviamo per celebrare il Mistero del Signore che fedelmente ci accoglie per darci i doni della Sua Pasqua: la gioia, la pace, la certezza del Suo amore, il Suo Spirito, il Suo Corpo, il Suo Sangue. In questa Eucarestia si inserisce anche la conclusione della nostra comune avventura durata quasi 21 anni. Le cose vissute insieme sono moltissime e i ricordi di eventi che hanno toccato profondamente il nostro umano si inseguono e frullano anche nella mia scarsissima memoria. Allora raccolgo attorno a due pensieri questo frullare di idee e di ricordi. Innanzitutto ringrazio continuamente il mio Dio: con queste parole tratte dalla prima lettera ai Corinzi mi sono presentato a questa comunità cristiana il 29 Ottobre del 1985, in salone, me lo ricordo bene. Con un'espressione analoga tratta dalla lettera ai Filippesi rileggo questi anni e prendo congedo oggi da questa comunità. Dice dunque San Paolo nella lettera ai Filippesi: ringrazio il mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo dal primo giorno fino al presente e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi questa opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Questi anni sono stati per me intensi e decisivi oltre ogni mia aspettativa, porto dentro di me vicende, volti, relazioni, amicizie, voci, sguardi, sorrisi, lacrime, confidenze e infine, e soprattutto, e questo l'ho detto tante altre volte, testimonianze di santità che vivono nelle nostre case. Questo sconfinato patrimonio è il debito inestinguibile che ho contratto con questa parrocchia e di questo Vi ringrazio intensamente. Dispensatemi benevolmente dall'elenco dei vostri nomi perché esso sarebbe lunghissimo e al termine chissà quanti ne avrei omessi. Desidero invece ricordare per nome i sacerdoti che in questi 21 anni assieme con me hanno donato alla parrocchia il loro ministero sacerdotale: don Gianfranco, don Giovanni, don Paolo, don Alberto, don Silvano, padre Massimo. A loro desidero far giungere la mia riconoscenza per l'armonia con cui abbiamo lavorato insieme per questa comunità cristiana. Il mio pensiero va grato a don Domenico per avermi consegnato una parrocchia viva, forgiata ed irrorata dalle sue fatiche prolungate, dalla sua dedicazione fedele, dalla sua saggezza spirituale. Certamente anche tu don Antonio avrai molteplici occasioni per renderti conto dello spessore umano e sacerdotale di questo nostro indimenticabile parroco e predecessore. Il mio ringraziamento però sale soprattutto al Signore che tutti questi doni e tanti altri che come al solito neppure conosco, mi ha abbondantemente regalato. Questi anni furono costellati dalla Sua presenza fedele che mi ha reso spettatore immeritevole di prodigi stupendi operati dalla Sua grazia in mezzo a noi. Lo ringrazio per le meraviglie di grazia che ha operato tra voi e che ha affidato alla mia memoria e, non infrequentemente, alla mia commozione. Queste avventure della grazia mi rimangono impresse indelebilmente, fanno parte definitivamente della mia vita e le porterò con me con gratitudine e con gioia facendone motivo di preghiera. Dovrei anche chiedere perdono, vorrei però solo sfiorare questo tema perché il rischio della retorica in questo campo è troppo alto e sempre in agguato. Sono consapevole comunque di avere bisogno del perdono da parte vostra e ancor più dal Signore. Confido di averlo dalla vostra benevolenza e ancor più dalla misericordia del Signore. Per quanto può servire, posso assicurare che io non ho nulla da perdonare a nessuno, e questa è una bella fortuna.
Secondo pensiero: servo di tutti. Queste cose che ho detto e altre simili era giusto ridircele, ma oggi ci troviamo per celebrare il Mistero del Signore che conta assai più di don Marco e oggi la liturgia ci presenta dei brani impegnativi per la figura della vita cristiana del discepolo, della chiesa stessa. Mi riferisco in particolare al brano del Vangelo di Marco in cui troviamo la seconda predizione della Passione: difronte alla prospettiva della Croce i discepoli ammutoliscono e sviano il discorso nel modo peggiore discutendo di primati. Gesù riporta dentro quell'evento indicando il servizio a tutti e in particolare a chi conta poco, come appunto un bambino quale scala di valori di riferimento per la comunità cristiana e per i discepoli. Mi piace rendere testimonianza alla parrocchia che essa porta inscritto nella sua storia di oltre 50 anni un'attenzione particolare e un servizio fedele alla variegata realtà degli ultimi e questo mi suggerisce come conclusione un'altra parola di San Paolo nella lettera ai Filippesi che ho già citato. Scrive San Paolo: sono persuaso che colui che ha iniziato in voi questa opera buona, l'ho già citata prima, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. E' giusto del resto che io pensi questo di tutti voi perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. E perciò prego, continua San Paolo, che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo a gloria e lode di Dio. E allora pregate perché questo sia vero anche per me nel servizio che il Vescovo mi ha chiamato a offrire altrove.
Ed infine: sono contento che abbiate accolto con disponibilità e apprezzamento il vostro nuovo parroco, il quale avrà presto mille occasioni per accorgersi quanto questa parrocchia voglia bene ai suoi sacerdoti e….. Grazie! "

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