INCONTRO CON IL  PROF.  EZIO ACETI – PSICOLOGO – SUL TEMA DELL’EDUCAZIONE
GIOVEDI’ 24 GENNAIO 2008

“La premessa è questa facciamo andar bene questo incontro, bisogna farlo andar bene. Ma come si fa? Semplice, ora sono le 21,15 se per le 22.30 saremo un pochino più contenti  tutti, sarà andata bene, se no non sarà andata bene. E’ molto semplice, voi potreste dirmi,  ma chi sei tu per farci contenti?  Io non sono nessuno, ma c’è un sistema  per essere contenti tutti che dovrebbe essere l’unica cosa  che ci deve essere nelle nostre famiglie, tutto il resto sono balle. Il sistema è questo. Speriamo di poter avere fra noi questa sera  quello che noi psicologi diciamo di poter avere: una comunicazione empatica, cioè quel qualcosa che succede tra la gente che non è legato al contenuto ma al rapporto. L’avete vissuta sapete la comunicazione empatica: durante la settimana ci sono molte cose da fare,  si fa fatica, eccetera, poi  vi sono dei momenti magari brevi  ma belli, belli, anche fra le comunità religiose, lì c’è la comunicazione empatica. Come si fa ad averla? C’è un sistema solo: che noi dobbiamo essere qui. Ma voi potreste dirmi: siamo qua già da un bel po’, sì ma si può essere qua in tanti modi: con il pensiero che va via ecc.  Se noi invece siamo qua con questo ascolto reciproco, vedrete che andrà bene perchè quello che conta non è  quello che io dico, assolutamente, ma quello che costruiamo insieme. Seconda premessa poi cominciamo. Io uso la lavagna luminosa questo strumento aiuta me, ma spero anche voi, a seguire quello che dirò. Cominciamo: io stasera vorrei dirvi quattro cose.
Primo: cerchiamo di vedere a che punto siamo come società oggi per quanto riguarda l’educazione. Io naturalmente la dirò da un punto di vista psicologico, perché questo è il mio mestiere.
Secondo: entreremo dentro nelle fragilità di oggi perché se siamo un pochino credenti, senza cadere nelle trappole stupide, becere, che ci stanno portando dentro (becere: la televisione ci sta portando in questo dello scoraggiamento). Se posso riassumere subito: il più grande attacco che avviene oggi a noi, che secondo me è demoniaco,  ha un nome: lo scoraggiamento.  Sapete perché? Lo dimostrerò. Siamo in un travaglio. Il travaglio contiene due cose: tutta la sofferenza che c’è, ma contiene in germe tutta la novità. Noi siamo sciocchi, stupidi, cadiamo nella trappola solo della sofferenza, che non dico che non dobbiamo guardare, lasciando perdere tutto il resto, dimenticando che l’unica cosa che serve sapete qual è oggi, oggi dove tutti  tirano giù? E’ essere su, e stare su è contagioso. Noi nel milanese abbiamo avuto un grande, forse uno dei più grandi pediatri ora morto, era docente di puericultura all’università di Pavia, si chiamava Marcello Bernardi. Sapete cosa diceva Marcello Bernardi (che non era nemmeno tanto credente): che noi ai nostri figli non dobbiamo dare niente, l’unica roba che dobbiamo dare sapete qual è, ai figli e alla società, una sola: che vale la pena che sono nati. Dobbiamo  far sentire che sono attesi. Senza questa roba qua, noi cadiamo nella trappola dello scoraggiamento, ma lo dimostrerò. Infine dopo aver fatto  questa fotografia, cercheremo di vedere che cosa fare  per essere su, per sostenere i nostri figli. La cultura dell’aborto. Allora entriamo dentro nel panorama storico. Cerchiamo di fare una fotografia, naturalmente la farò veloce  per vedere a che punto siamo oggi per quanto riguarda la nostra società. Faccio tre flash: prima degli anni ’70, durante gli anni ’70 e oggi. Prima degli anni ’70 la società veniva chiamata patriarcale, ma mica perché il papà stava più vicino al bambino, balle, oggi i nostri padri stanno molto più vicino al bambino rispetto ad una volta, ma sapete perché veniva chiamata società patriarcale? Perché tutto ciò che era norma, regola, autonomia in qualche modo passava. Facciamo degli esempi: se un bambino prendeva un brutto voto a scuola  e arrivava a casa, ne prendeva altre da parte dei genitori, se il prete dava qualche sberla (adesso forse il vostro don non ve le dà più le sberle ma una volta le davano) e arrivava a casa, il bambino ne prendeva un’altra. Io non sto dicendo giusto o sbagliato. Quando si fanno delle serate formative noi dovremmo far tacere tutte le emozioni e usare la zucca, vedete saremmo sciocchi e stupidi a dire che una volta era meglio rispetto ad adesso, è da stupidi. Invece si è intelligenti se guardando indietro vediamo i punti di forza e di debolezza, è da stupidi giudicare gli altri, è da intelligenti invece osservare e vedere quali sono queste cose. I punti di forza erano: una società più semplice. Ma ve lo immaginate un ragazzo di 14 anni una volta rispetto ad un ragazzino di 14 anni di oggi? C’è un abisso. Ma hanno ragione i bambini di oggi! Oggi lo dimostrerò e dimostrerò quanta pazienza i bambini hanno con noi oggi. Voi non ve lo immaginate neanche, e io mi meraviglio che non scappino di casa e dovrebbero farlo, ma lo dimostrerò perché bisogna dimostrare le cose non solo dirle. Ma stiamo ancora su una volta: i punti di forza erano più semplici, più chiari, si era più autonomi, ma mica perché eravamo migliori sapete! Sapete perché? Perché eravamo obbligati a diventare grandi, poche balle! Cerano dei punti di debolezza. Quali erano i punti di debolezza? C’è un libro bellissimo di Marta Boneschi, secondo me una delle migliori giornaliste milanesi, su queste cose. Lei ha fatto un’indagine su queste cose dal suo punto di vista, si intitola Voci di Casa e racconta la storia delle famiglie italiane in quell’epoca fino al 2000 e sapete cosa dice per quanto riguarda i punti di debolezza prima degli anni 70? C’è un passo (le donne che sono qui di una certa età lo sanno benissimo):  provate a pensare alla sessualità, che è la cosa più bella che esista. Una volta molte donne  si sposavano e avevano il terrore del rapporto sessuale, è tutto documentato lì, pensate anche al libro Padre padrone di Gavino Ledda per farvi capire un po’ le cose. Per cui i punti di debolezza erano un maschilismo, un autoritarismo un pochino becero. Io non sto dicendo: giusto o sbagliato, ma la baracca era così. Poi negli anni ’70 i nostri giovani che cosa fanno: mandano a quel paese tutto, dicono siamo stufi di obbedire a quello che ci dicono gli altri. Perché? Perchè prima di quell’epoca  tutto ciò che era creatività, pensiero, brontolamento, emozioni, veniva coartato. Quante donne e uomini qui presenti avranno avuto la voglia di mandare a quel paese i loro genitori e non l’hanno fatto, quante cose trattenute, quanta aggressività dentro! E io non sto dicendo giusto o sbagliato, ma era così, abbiamo tutta la documentazione. Negli anni ’70 mandano al quel paese questo e dicono: siamo stufi  di obbedire a quello che ci dicono i nostri genitori, vogliamo fare quello che vogliamo noi  e tutta questa roba qui. Anche questo fenomeno contiene in germe una cosa bella e una cosa negativa. La cosa bella è che sicuramente la creatività, l’emozione, il sentimento, la libertà in qualche modo e venuta fuori. Ma qual’è il dramma, che cosa ha creato questa roba: ha creato quello che stiamo vivendo oggi. Sapete che cosa abbiamo fatto? Non solo abbiamo mandato a quel paese l’autoritarismo, ma abbiamo ammazzato il padre. Era stato previsto da un grande filosofo sapete, noi abbiamo avuto nel ‘900 uno dei più grandi filosofi ed era Nice. Nice dice …e arriverà il tempo in cui non avremo più l’autorevolezza non ci sarà più il padre. C’è un libro bellissimo che lui scrive dove c’è la scena che si immagina il viandante che va in giro con la luce e dice ….dov’è Dio? Dio fatti vedere, bussa, non ti nego, non ti trovo, vedete che non c’è Dio… e lui prospettava la morte di Dio come la morte anche del padre. Questa è l’epoca della morte del padre. Guardate che è così, l’abbiamo chiamata l’epoca delle fragilità. Andiamo a vedere perché. E guardate che è veramente così, non ho detto che lo abbiamo ucciso completamente, ma non perché il padre sta meno con i suoi bambini, ci sta molto di più. Perché si chiama fragilità? Semplice. Vi immaginate una volta se una donna si beccava una cotta per una persona ed era sposata, era un dramma! Le si diceva che doveva tenere a freno tutta questa roba, che era una cosa non giusta e che occorreva mettere i sentimenti da una parte e il sentimento dall’altra. Anche la Chiesa diceva queste cose. Saremmo sciocchi e stupidi se tornassimo a quei pensieri. Oggi tutto ciò che conta è quello che si sente, le emozioni, i sentimenti, tutto questo viene fuori e guai a noi dire che non vale, perfino il sentimento negativo vale se io lo so guidare! Che cosa vuole dire fragilità: vuole dire che deborda. Oggi è l’epoca in cui il sentimento, l’emozione ecc. deborda a tutti i livelli. Non dobbiamo commettere lo sbaglio di dire che non vale, perché guai a noi se non teniamo conto dei sentimenti, delle emozioni ecc. La maggior parte delle persone che sono qui, che hanno messo su baracca lo hanno fatto perché si sono beccati la cotta dell’altro e tutte queste cose qua. L’epoca delle fragilità che cosa vuol dire: che se noi diventiamo dipendenti di questa roba qua, questa guida noi. Andiamo a vederle le fragilità dove sono. Cominciamo dalla scuola. Se io avessi un foglio di carta e lo dessi in mano a tutte le insegnanti di Milano e dicessi sentite scrivetemi sul vostro foglio di carta  quali sono i comportamenti che vi danno più fastidio dei vostri  bambini. Dalla materna alle superiori sapete che cosa verrebbe fuori? Mica dicono i che bambini sono meno intelligenti, mi dicono che non stanno seduti sulla sedia, che sono ipercinetici, che rompono le scatole. Ma hanno ragione i bambini! hanno mille ragioni a fare questo! E quando noi non comprendiamo una cosa sapete che cosa nasce  dentro di noi? Un pregiudizio. Il pregiudizio è quel bollino che mettiamo sulle robe quando non le comprendiamo. Facciamo l’esempio di qualche pregiudizio. Il primo pregiudizio è che esistono i bambini capricciosi: non esiste sulla faccia della terra nessun bambino capriccioso, ma lo dimostrerò. Il dramma di oggi sapete qual è? Che noi pensiamo che i nostri figli siano viziati, quando non comprendiamo mettiamo i bollini. Il dramma di oggi  è uno solo: si chiama emergenza educativa. Ma sapete che cos’è? E’ che noi non conosciamo i nostri figli, non sappiamo come funzionano. Un esempio: sono convinto che tutte le persone che sono qui  vogliono un mare di bene ai loro figli, ma molti vengono su storti perché non basta volere un mare di bene  se io non so come funziona lui, come vive lui. Io attribuisco a lui un sacco di robe, e sono tante e pesanti, che lui non ha. L’altro pregiudizio che  c’è  è che nell’educazione c’è uno che ha ragione e l’altro che ha torto, la più grande scemata che abbia mai sentito nella mia vita è questa! Nell’educazione non c’è mai una volta in cui uno ha ragione e l’altro ha torto, tutte e due hanno ragione, l’educazione è mettere insieme ragioni diverse. Vediamo le ragioni dei bambini. vi faccio un altro esempio: perché fate le cose voi? Le fate perché vi sembra giusto, no? Io vi garantisco che un bambino dagli 0 ai 6 anni  quando fa le cose le fa per lo stesso motivo per cui le facciamo noi, perché gli sembrano giuste. Sapete dove sta la differenza? Che la sua logica è diversa dalla nostra logica. Vogliamo amarlo? Comprendiamo la sua logica. Altrimenti mettiamo addosso a lui un fardello enorme di giudizi: che è cattivo, che è capriccioso, che non capisce niente, tutta una serie di stupidate, dobbiamo dirlo che sono sciocchezze tutte in buona fede, tutte in buona fede. Io non ho mai dette che i genitori non vogliono bene ai loro figli, mai. Quando vediamo dei fenomeni dobbiamo sempre chiederci perché. Abbiamo fatto mille fotografie nelle camerette dei bambini di oggi, le abbiamo confrontate con mille fotografie nelle camerette dei bambini di trent’anni fa, sapete che cosa abbiamo visto? Che le camerette dei vostri bambini oggi sono piene di cose, abbiamo calcolato che un bambino dagli 0 ai 6 anni riceve 47 volte di più gli stimoli di quello che abbiamo ricevuto noi. Io vorrei farvi  una domanda:  se la vostra zucca dagli 0 ai 6 anni  riceve 47 volte di più degli stimoli che cosa farebbe? Sapete cosa farebbe? Quello che fanno i bambini oggi. Se io sono bombardato dagli stimoli, la mia zucca che cosa fa: collega, collega, collega, collega, mette insieme, mette insieme, mette insieme…..La capacità che i bambini oggi hanno di collegare le cose, in noi ce la sogniamo, ce la soniamo! Facciamo degli esempi pratici. Prendiamo la play station. Mai giocato alla play station? Per giocare alla play station devi collegare le cose, e più il livello è alto più devi  essere all’altezza e i nostri bambini sono bravissimi. Naturalmente dato che noi non comprendiamo le cose, gli diciamo di smetterla di giocare e non abbiamo capito niente dei bambini, niente! La play station è una delle cose più belle che possano fare, diverso che ne diventino dipendenti  è un altro discorso.  Guai a demonizzare. Secondo esempio. Sapete qual è l’ultimo linguaggio nato? E’ l’informatica. Molti anziani, io stesso, fanno fatica con l’informatica e il computer perché l’informatica è un linguaggio  sintetico che rappresenta tutta una serie di variabili. I nostri bambini sono bravissimi e meno male che è così! Dovremmo incantarci a come sarà il mondo del domani. Meno male che il Padre Eterno è talmente cotto di noi che copre tutte le nostre robe. I nostri figli saranno capaci, come sarà il mondo del domani? Me lo insegnate voi: sarà un mondo globale, avremo bisogno di giovani che mettono insieme, collegano, che abbiano capacità di costruire relazioni con tutti, tanto che le proiezioni ci dicono che una persona cambierà almeno 7-8 posti di lavoro e se non ha la zucca pronta per questo, se non è abituato a cambiare continuamente, come farà? I nostri giovani saranno pronti su questo, hanno bisogno del massimo della fiducia nostra. E invece noi siamo sempre lì a fargli prediche perchè non comprendiamo questa bellezza che hanno. Naturalmente vediamo i punti di debolezza perché abbiamo l’obbligo di guardare le fragilità. Se i punti di forza sono le capacità di collegare le cose, di metterle insieme ecc. i punti di debolezza quali sono? Quello che ho detto prima agli insegnanti. Abbiamo  le proiezione di dati statistici che ci dicono che oggi i bambini fanno più errori di ortografia in prima elementare rispetto a una volta, ma hanno ragione sapete, hanno mille ragioni, perché che cos’è un errore di ortografia scusate? Io per non fare l’errore di ortografia devo concentrarmi sulla parolina per non sbagliare, ma se la mia zucca dagli 0 ai 6 anni si è abituata (Aristotele dice l’habitus) a collegare i tanti stimoli è a scapito del singolo stimolo. Io non ho mai detto che i bambini hanno tutte le ragioni, hanno mille ragioni! Ne abbiamo tante anche noi, ma senza comprendere questa roba nasce il pregiudizio, è tremendo il pregiudizio. Un altro esempio nella scuola elementare: non c’è nessun bambino lazzarone, non esiste sulla faccia della terra. Stareste qui 5-6 ore senza fare niente? E’ brutto sapete, è molto brutto. Esistono i bambini demotivati, se io non do il nome giusto alle cose, se prendo le cantonate nel dare i nomi sbagliati tutta la logica è inversa. Le fragilità nella scuola sono queste: bambini ipercinetici che fanno fatica a stare seduti sulla sedia e tutte queste cose, che fanno più errori di ortografia, le insegnanti fanno fatica a gestire questo. Io non sto dicendo giusto o sbagliato. Questo è il travaglio che stiamo vivendo. Però guai a noi a ergerci a giudici di una cosa che non comprendiamo ancora bene. In famiglia. Andiamo a vedere le fragilità in famiglia. Adesso non importa se qui ci sono separati, divorziati, io non ce l’ho con nessuno, io sono convinto  al cento per cento  che in paradiso avremo un sacco di separati, divorziati, omosessuali. Sono convinto al 100 per cento che andremo in paradiso non per quello che abbiamo dentro, ma perché abbiamo passato il bicchiere d’acqua all’altro, l’ha detto Gesù, quindi non ho pregiudiziali su nessuno. Andiamo a vedere le fragilità: i dati statistici ci dicono che in Inghilterra siamo il 53,2% di coppie che si mettono insieme, si sposano, convivono e poi si lasciano, le proiezioni inglesi sapete quali sono? Che tra 2-3 anni nasceranno più bambini di coppie irregolari che regolari. In Germania il 43,4%, in Spagna il 28%, in Italia 1 su 4. Adesso uno può essere credente o non credente, fate quello che volete, ma andate a leggere le cause di queste separazioni, che cosa vuol dire? Vuol dire che tante ragioni  che noi abbiamo avuto per stare insieme molti non  le hanno più, e molti hanno ritenuto le stesse ragioni insufficienti. Cosa vuol dire che la fragilità  entra dentro anche qui. Per non parlare del livello educativo. Sono convinto che il 100% delle madri qui presenti, per non parlare dei padri che non lo diranno mai, si è sentita fallita nel proprio modo di educare. Diamo un occhio alle fragilità sociali. Guardiamo la televisione. Bauman, grande sociologo, parla di società liquida. Cosa vuol dire società liquida: che è tutta uguale. Guardate la televisione: il tempo dedicato al  problema della fame del mondo è uguale a quello dedicato al grande fratello. Vuol dire che non c’è più una cosa che vale di più rispetto all’altra. Il dramma di oggi è che non abbiamo più una gerarchia di valori. Il Papa la chiama relatività, ma ognuno gli dà i propri nomi. Ma questo è il dramma e senza una cosa che vale di più rispetto ad un’altra siamo nella legge dei centri commerciali. Siete andati a vedere un centro commerciale? Quello che c’è qua è uguale a quello che c’è a Padova o in altri posti. Non avendo una cosa che vale di più rispetto ad un’altra, noi stiamo scivolando in travaglio nel relativismo. Ma qui non si tratta di un discorso etico, si tratta di un discorso intelligente. Sapete che cosa è il valore? C’era un filosofo che diceva questo: provate a guardare la persona, noi, noi perché ci vediamo, perché  abbiamo due cose la carne addosso e lo scheletro.  Ecco, il valore è lo scheletro. Se noi non avessimo gli scheletri saremmo un'unica poltiglia. La gerarchia è colei che ci fa essere anche noi stessi. Facciamo un altro esempio a livello sociale. Prendiamo la pornografia. Sapete qual’è la fregatura della pornografia? Noi che ci eleggiamo a giudici, non è il corpo nudo che vedo, perché il nostro corpo è bello, la fregatura della pornografia non è neanche il rapporto sessuale che vedo in un film pornografico perché il rapporto sessuale è bello, non è brutto, la fregatura della pornografia è questa e non glielo dice più nessuno sapete ai nostri giovani, li abbiamo abbandonati, noi abbiamo abbandonato gli adolescenti e i giovani: che io vedo in un film pornografico corpi che fanno sesso, ma non vedo persone che si amano. C’è una regola ontologica in noi, se noi non diamo più le regole ontologiche, i valori chiari, e non gliele diciamo più ai bambini,  da grandi non le sentiranno più. La regola è questa: tutte le volte che il mio corpo manifesta me, io dopo un po’ mi sento contento, felice, realizzato. Ma tutte le volte che il mio corpo non manifesta me, io dopo un po’ mi sento solo triste e vuoto. Facciamo degli esempi pratici. Con un maschio vedo un film pornografico, al momento gli piace, lo eccita, ma dopo quando viene via si sente più triste di prima, si sente dipendente, sente che non ha guadagnato niente e poi c’è una quarta fregatura che vi dirò dopo e che è la più importante. Facciamo un altro esempio. Io sono sposato da tanti anni con mia moglie, non ho mai tradito, ma se andassi con una prostituta e facessi l’amore con lei, forse in quel quarto d’ora potrei provare un piacere fisico ma dopo, quando vengo via, probabilmente mi faccio schifo, sento che la mia vita non ha senso eccetera. Se io invece ho un rapporto sessuale con mia moglie, come manifestazione del mio amore e viceversa c’è una pienezza fisica e psicologica. Vedete è lo stesso rapporto sessuale, nel primo caso non manifestava me, manco la conoscevo quella donna, nel secondo caso manifestava me. Faccio un terzo esempio: se chiedessi  a tutte le donne qui presenti perché vi truccate? La risposta sarebbe:  per piacere a me e per piacere agli altri. Ma se io vi facessi una seconda domanda: che cosa vuoi tu dall’altro? Tutte le donne che sono qui mi risponderebbero: io voglio che l’altro si accorga di me tramite il mio corpo ma che non si fermi al corpo, che ci sia una relazione, un’amicizia, una storia insieme. Allora vedete il corpo che manifesta tutta la persona e che richiama tutta la persona, questo è il corpo. Ma chi glielo dice più ai nostri figli questo. Li abbiamo lasciati a fare i corsi di sessualità in mano all’ASL, non perché ce l’ho con l’ASL assolutamente, li abbiamo lasciati in mano all’ASL quando pensiamo che l’unica cosa che dobbiamo dire sulla sessualità è parlargli dei preservativi  per evitare di mettere in cinta quell’altra. Non abbiamo capito niente! La sessualità è bellissima, è la cosa più bella che esista, è straordinaria, è un linguaggio che manifesta  tutta la persona e tutto l’altro, e noi invece siamo qui a presentargli tutte le paure, non gli abbiamo presentato tutta questa bellezza. Ma voglio arrivare con la quarta fregatura: il film pornografico. Mi rivolgo alle coppie e chiedo perché hai scelto lei? Io riassumo la risposta: io ho scelto lei perché è fatta così. Guardate che cosa fa la pornografia. Lo diceva un grande, straordinario teologo che secondo me  è stato un genio nonostante la Chiesa lo avesse   un pochino, non dico contestato, ma non compreso fino in fondo anche se lui è stato di una fedeltà enorme ed è diventato cardinale, si chiamava  Von Baldassar e diceva questo: che tutta la vita, tutto, è luce. Anche la pornografia è luce ma  ci sono due tipi di luci: c’è la luce che ti dà senso, che ti riempie e c’è invece la luce oscura che ti fa vedere tutto grigio. Guardate che cosa succede nella pornografia: quando un maschio vede un film pornografico si eccita, quando poi va per la strada e vede delle donne passare, non vede la bellezza, la dolcezza, la tenerezza della singola donna, le vede tutte uguali, vede solo il corpo, un grigiore unico. La bellezza che abbiamo noi è perché siamo diversi, la pornografia appiattisce tutto. Ma chi gli parla più di queste cose ai nostri figli. Li abbiamo abbandonati sapete. Un’altra cosa sulla società che voglio dire è questa: oggi siamo nella società cosiddetta tecnologica. Leggete l’ultimo libro di Galimberti che è bravo. Nel suo ultimo libro L’ospite inquietante parla proprio di questo. Com’è la società tecnologica? State molto attenti a demonizzarla o a esaltarla. La società tecnologica non è né bella né brutta, è rapida, è veloce, però Galimberti dice: ma noi genitori, noi adulti, siamo pre-tecnologici cioè non siamo ancora capaci di gestirla e ha ragione! Se io dessi in mano un foglio di carta a tutti voi  e vi dicessi scrivete su questo foglio di carta a che età si può dare il cellulare al  bambino, quanto può stare in internet, quanto può vedere la televisione,  avrei mille risposte diverse, eppure una società che non ha un pensiero pedagogico che la governa è a rischio. Questo è il travaglio nostro:  abbiamo un mare di cose ancora che non fanno parte dei nostri pensieri pedagogici, non abbiamo ancora una cultura che gestisce questo, per cui barcameniamo e siamo purtroppo ancora un pochino troppo fermi allo scoraggiamento e al timore. Un’altra cosa della società la devo dire ed è sul maschio. Noi abbiamo abbandonato i maschi. Il vero problema oggi è il maschio. Provate a chiedere a tutte le insegnanti di Milano di scrivere sullo stesso foglio di carta i bambini che fanno tribolare, voi vedrete che sono due terzi  maschi e un terzo femmine. Secondo esempio per capire una ragazzina di 14 anni e un ragazzino di 14 anni: la ragazzina  pensa già al moroso, il ragazzino gioca con la play station. E ha ragione il ragazzo, ha mille ragioni! Terzo esempio: prendiamo la omosessualità, non ho pregiudiziali. Ma l’omosessualità è diversa dall’eterosessualità, i dati statistici dicono che su 100 omosessuali 80 sono maschi e 20 sono femmine. Perché? Quarto esempio che è il più eclatante, il più aberrante, ma abbiamo l’obbligo di riflettere: quante volte abbiamo sentito alla televisione i mostri dei maschi che si creano, Catania oppure il gruppo di ragazzi che fa la cosa più aberrante che esista quando abusa della ragazzina…… Certo che è aberrante, nessuno contesta questo, ma dopo l’emozione dobbiamo domandarci perché? Perché, senza un perché, rimaniamo fregati da tutte le emozioni. Quando li becchi ad uno ad uno non sono dei cattivi ragazzi. Ma perché, perché oggigiorno è molto più difficile per un maschio identificarsi con il sé. Il sé è tutto sapete. Noi ci muoviamo sull’idea di , se io sono contento di me faccio un sacco di cose, se io sono la persona più intelligente di questo mondo ma sono demotivato rendo molto meno. Il sé è tutto. Ma provate a pensare nell’adolescenza quando si fanno i piercing eccetera e la mamma dice a me non piace. Ma sono problemi tuoi, sono problemi delle paturnie delle mamme che bisognerebbe eliminare queste cose, tutto quello che loro fanno sul corpo sapete che cos’è? Ha un’unica radice io devo dire a me stesso che valgo. Ma vi siete mai chiesti perché? Non c’è nessuno che fa le robe apposta, non c’è nessuno studente, anche quelli che non vanno bene a scuola e quando arrivano a casa danno la colpa alla maestra, tutti fanno finta di niente  ma dietro c’è un dramma sapete, non c’è nessuno studente che vuole andar male a scuola anche se all’esterno dice questo, non c’è né, solo che noi non li comprendiamo, pensiamo che lui sia superficiale, tutte queste cose avvengono perché non li comprendiamo dentro. Credetemi hanno bisogno di questo. Perfino quando ti dicono mamma è colpa della professoressa e lui sa benissimo che non ha studiato, sa benissimo che  ha preso un brutto voto ma ci sta così male che non ti verrà mai a dire è colpa mia perché per lui vuol dire presentarti un idea di svalutativa. Ruota tutto intorno al sapete, tutto, perché questo vale anche per voi, vale anche per tutti voi. E il dipende da due cose: dal giudizio che dò di me stesso e dal giudizio che gli altri danno di me. Il ragazzino ci tiene  tanto al giudizio degli altri, tutti i vostri figli ci tengono e sapete perché lo fanno tutti? Tutti i figli adolescenti vi raccontano balle e qui non c’è una mamma il cui figlio adolescente non le racconti le balle. Perché quando c’è un fenomeno prima di arrivare al giudizio il passaggio è: perché? Innanzitutto diamo la risposta agli adolescenti. Perché i ragazzi adolescenti raccontano balle? Mica perché ci vogliono imbrogliare sapete, lui ci racconta balle perché ha più problemi con se stesso che con noi, ci racconta balle perché teme la critica, vuole apparire grande, ha paura di questo. Lo sa benissimo che sta raccontando balle, ma cosa pensate, non è mica stupido, ma l’idea di è talmente forte  che è disposto a tutto. Ma guardate ragazzine e ragazzini insieme. Quando sono insieme si fanno di quelle gasate l’uno con l’altro, perché lo fanno se non è per il dietro, e lo sanno benissimo. Quello lì ci tiene talmente al giudizio della ragazzina che da una robina così ti fa un ingrandimento che è chissà che cosa, ma dietro ci sta una tensione a dire a se stesso che  è grande, che è talmente forte che è pronto a barattare tutto. Volete perdere la fiducia dei vostri figli? Ditegli una parolaccia, avete perso tutto perché la parolaccia penetra, è denigrante,  è pesante perché combatte il sé. Ma arriviamo con ordine. Perché il maschio? Semplice. Sapete perché siete diventati grandi voi? Perché abbiamo trovato dei moventi, ci siamo identificati bene. Abbiamo calcolato quanti modelli maschili  trova un bambino dagli 0 ai 10 anni e quanti una ragazza. Un maschio nasce da donna, alla scuola materna sono tutte donne, va alla scuola elementare e sono tutte donne, poi per quanto riguarda anche la sessualità, io sono convinto che tutte le mamme che sono qui  hanno detto alle loro figlie pre- adolescenti quando sarebbe arrivata la mestruazione, perché la sessualità non è una stupidata, è l’idea di sé quando diventi grande. Mi piacerebbe sapere quanti papà hanno detto al loro figlio maschio adolescente guarda che tu avrai l’eiaculazione, se poi al ragazzo glielo dice la mamma è una fregatura unica, ancora una donna! Io ho questa passione per il discorso del maschio  non perché ce l’ho con la donna, guai a chi mi tocca la madre, ma l’emergenza educativa oggi è maschile. Arriviamo al discorso ecclesiastico. Mi piacerebbe far dire al vostro don chi va in chiesa: l’80% sono  donne. Andiamo a vedere che cos’è veramente la spiritualità. Non sono parole mie, a Milano abbiamo avuto un grande psico-terapeuta, Claudio Risè, che dice: la famiglia è come una croce, il palo orizzontale è la madre, la madre sostiene, la madre dà tutto, la cosa più tremenda che possa capitare a un bambino è la perdita della mamma quando è piccolo, la madre per un bambino fino ai 6 anni è tutto, è tutto. Se le madri che sono qui sapessero come il loro bambino le vede: il vostro bambino vi adora, non esagero, perfino quando si butta per terra e dice mamma brutta e cattiva vai via, vi sta adorando e sapete perché? Perché se tu sei bravissima io voglio essere diverso da te, voglio essere più bravo di te, ma perché ti sta adorando. Solo che se noi non lo comprendiamo, lo vediamo dall’esterno e lo giudichiamo come se fosse cattivo, tutta una serie di cose in buona fede. Sapete qual è il sogno di noi psicologi infantili? Il nostro sogno è questo: che in tutti i comuni d’Italia venga reso obbligatorio che le mamme con un bambino fino ai tre anni facciano almeno  un minimo corso formativo per sapere cosa vive suo figlio, come funziona il bambino. Senza questo noi non recupereremo molte cose. Bisogna farlo obbligatorio perché le cose intelligenti si fanno obbligatorie. Un esempio: provate a pensare agli handicappati nelle classi, fino agli anni ’70 un handicappato non entrava, poi abbiamo capito quanto era importanti averli e  nel ’73 è stata fatta la legge e sono entrati, adesso per noi è assurdo non avere un portatore di handicap nelle classi, abbiamo imparato a furia di farlo. Se noi ci diamo delle cose intelligenti impareremo, si impara tutto. Il palo orizzontale è il padre. Il padre è colui che  tira su, il padre è la norma, il padre è la regola, il padre è l’autonomia,  tutte le cose che non abbiamo. Il padre è la spiritualità. La spiritualità è maschile perché la spiritualità è l’etica per eccellenza, è il valore nel suo assoluto. Togli il padre e togli il nervo, togli il valore, togli l’etica. Ed è il dramma di oggi, Bauman la chiama società liquida, ognuno dal proprio punto di vista gli dà il nome. Noi da credenti gli dobbiamo dare questo nome. Questo è il dramma. Io sono convinto che l’emergenza educativa c’è ed è infantile dei padri. Vista questa cosa, cosa è possibile fare, quali suggerimenti da un punto di vista pedagogico? Primo la scelta strategica è questa: non c’è uno che ha ragione e l’altro ha torto. Dobbiamo diventare specialisti e specializzati nel rapporto, soprattutto nei primi anni di vita. Senza questo non ci salviamo. Secondo il rapporto che cosa fa: suscita la cosa più intelligente e più importante  dell’essere umano che è la motivazione. La motivazione è tutto. Sapete perché un bambino nella scuola elementare studia? Mica perché gli interessa Giulio Cesare, è stato dimostrato che un bambino si impegna a scuola per due motivi:  perché ha un buon rapporto con i genitori e perché ha un buon rapporto con gli insegnanti. Il rapporto empatico, affettivo, è basilare sull’apprendimento. Che cosa vuol dire la parola apprendere? Vuol dire prendere qualcosa fuori di me e portarlo dentro di me. Ma se io non ho un rapporto con te non mi importa niente di quello che tu mi dici. Tant’è che abbiamo bambini nella scuola elementare  che non apprendono e sono intelligenti. Il rapporto mantiene alta la motivazione. Facciamo un altro esempio. Vi voglio fare una domanda: secondo voi un bambino di 5-6 anni non deve ubbidire ai genitori e io sono convinto di questo. Ma stiamo dando i numeri che un bambino debba ubbidire ai genitori fino a 5-6 anni! Secondo voi un bambino di 4-5 anni deve ubbidire ai genitori sì o no? Tu sei il mio papà io sono tuo figlio di 4 anni  fammi un esempio pratico, concreto in cui io ti devo ubbidire. Esempio: devi andare a letto ad una certo ora e io rispondo scusa papà ma non ho sonno, perché devo andare? Secondo voi un bambino di 4 anni che non ha il concetto del tempo,  sa che deve svegliarsi la mattina? Oppure vai a lavarti i denti! Non ho voglia. Secondo voi il bambino capisce tutta la funzione dell’igiene orale? Oppure: viene a mangiare perché è ora che siamo tutti insieme. Secondo voi lui capisce tutta la bellezza famigliare attorno al tavolo? Ma siamo bacati? Eppure molti bambini obbediscono. Solo se noi riusciremo a capire perché i bambini  obbediscono cominceremo a capire qualcosa del bambino. Sto parlando fino ai 5-6 anni perché l’amore non è generico, ama, l’amore è sempre personale, l’amore è  rispettoso della dignità del bambino e dell’altro. Sapete perché un bambino fino ai 5-6 anni ubbidisce? Per lo stesso motivo per cui noi adulti, perché se le cose le comprendiamo noi le  capiscono anche i bambini, siamo disposti a fare le cose quando ce lo chiede qualcuno e non le comprendiamo, come tante cose il bambino non capisce. Se uno viene da me e mi dice Ezio fai questa roba e io non la capisco,  voi non la capite, quando la fate?  In due circostanze: se ho stima di lui  allora la faccio perché ho stima, oppure se questo mi punta una pistola addosso, certo che la faccio perché ho paura! I motivi per cui un bambino di 5-6 anni ubbidisce  è perché ha stima di noi o ha paura di noi. Ma io vorrei farvi una domanda: quando voi avete stima di qualcuno (se comprendiamo questo allora comprendiamo veramente tutto il bambino)? Io ho stima di qualcuno quando sento che questo mi ha capito, quando è entrato in me e mi ha capito, altro che io sono il tuo papà e la tua mamma e so quello che devo fare con te, queste sono le più grandi balle che ho sentito anche se ti voglio un mare di bene! Fra 20 giorni verrà premiato a Milano il più grande psicologo infantile, è quasi un premio Nobel, Stern, che ha scoperto una cosa che voi non vi immaginate ed è una rivoluzione, ha scoperto che nel bambino sin dalla nascita è presente la reciprocità. Sapete cosa vuol dire? Che il bambino di un giorno  emotivamente risponde. La cultura del rapporto è tutto perché se io ho stima di te vuol dire che rimango motivato. La motivazione è il segreto di tutto. Chi è il bambino motivato? Sapete qual’è l’unica cosa a cui dovete guardare ai vostri figli a scuola? Non se vanno bene o male ma se vanno volentieri a scuola. Se io vado volentieri a scuola imparerò quello per cui sono portato. La motivazione è veramente tutto. La motivazione è sempre frutto di un rapporto. Vorrei concludere con un lucido per me importante: quali strumenti abbiamo per mantenere alta questa motivazione, per mantenerla viva, e guardate che la motivazione è anche a livello religioso. Ne elenco 4 anche se ce ne sono tante: il primo è l’ascolto, noi non siamo capaci di ascoltare. Ci sono 3 tipi di ascolto: c’è quello che fai quando vai in banca, l’impiegato ti ascolta  mentre parla con un altro e non ti senti ascoltato. Il secondo tipo è quello che facciamo con i nostri due figli, lo facciamo spesso, io lo chiamo l’ascolto disturbato: tuo figlio ti parla, tu lo ascolti e hai già la risposta da dargli, ma che cosa sono qui a parlarti a fare? ecco perché gli adolescenti non mi parlano più, ma hanno ragione, mille ragioni1 Altro che tu devi parlare perché io sono la tua mamma, il tuo papà, ma chi ve lo ha detto questo, ma siamo matti! Sempre deve essere il frutto dell’amore. Oppure ha 14 anni, va bene a scuola, è tutto a posto,  lui vuole  il motorino io non te lo prendo perché ho paura a prendertelo, ma siamo matti! Quello che io voglio dire è che i nostri figli dai 6 anni in avanti  non sono nostri, Gibran ce lo dice vengono attraverso di noi. C’è il terzo tipo di ascolto: l’ascolto pieno, profondo, dove io non ci sono, c’è l’altro. Non avete mai ascoltato una persona così, è un altro mondo. Noi non siamo capaci di ascoltare perchè non abbiamo mai cominciato ad ascoltare i bambini da piccoli. E’ un’altra cosa. Vi faccio un esempio: ho detto che quando noi non comprendiamo le cose nasce il pregiudizio. Diciamo alle mamme che sono qui, brave mamme, quando il vostro bambino nel primo anno piangeva, non venitemi a raccontare che voi sapevate perché piangeva, nessuno di voi lo sapeva, perché non si sa perchè piange però, non sapendolo, abbiamo bisogno di inventare il pregiudizio, gli stereotipi, perché ha le coliche ecceteraMa quando gli davo la camomilla si calmava.., ma non per il miracolo della camomilla o perché aveva il mal di pancia, sapete perché si calmava? Per lo stesso motivo per cui noi adulti  se siamo tristi e ci viene vicino qualcuno che ci vuole bene ci calmiamo anche noi. Vi potrei fare tantissimi di questi esempi, di quante interpretazioni diamo solo perché non conosciamo, vedete Gesù era tosto, era cotto di noi eppure quando si arrabbia, Gesù si arrabbia in poche circostanze, ma quando si tratta di un bambino ce ne tira dietro un sacco perché ha capito l’importanza di questa cosa. Secondo cardine: la parola. La parola nutre, la parola sostanzia, la parola dà senso. Noi oggi non parliamo più ai nostri figli. Uno dei più grandi filosofi francesi  dice questo che noi oggi commettiamo due delitti,  vi faccio vedere dove uccidiamo i bambini:  primo non parliamo più della morte ai bambini. La morte nella sua drammaticità  ti fa capire tutto della vita. Siete mai andati a trovare un morto, quando si va a trovare il morto anche se nessuno ti dice niente dopo un po’ viene l’introspezione, incominci a riflettere sulle cose importanti della vita. Una volta si moriva nelle corti e anche i bambini  vedevano, oggi vai a morire in ospedale, ti devono mettere via al più presto possibile, in due-tre giorni, e non si fa partecipare niente oppure non si fa vedere al bambino perchè abbiamo paura che il bambino pensi chissà che cosa, lo trattiamo come un animaletto. Non abbiamo capito niente dei bambini, niente! Guai a noi se per caso il nonno muore e noi non parliamo al bambino, noi abbiamo ucciso il nonno nel cuore di quel bambino. Si fa così: si dice al bambino vedi quando si diventa vecchi si muore, il nonno è morto, se siamo credenti possiamo dire diciamo una preghiera, poi gli diciamo questo lo vuoi salutare? Il bambino dirà di , andrà a baciare il nonno, dirà ciao nonno, quel bambino porterà per tutta la sua esistenza il nonno dentro di sé. Sapete perché? Perché noi abbiamo umanizzato la sofferenza. La parola, il linguaggio umanizza tutto. Il primo dramma è di non parlare più della morte, il secondo  dramma è che noi non parliamo più del bene e del male ai nostri bambini e sapete che cosa vuol dire? Che quando diventeranno grandi non lo sanno. Riprendiamo l’esempio degli adolescenti di prima:  siamo qui tutti a condannarli come se fossero dei mostri perché non comprendiamo niente. Valli a beccare ad uno ad uno ti sembrano dei bravi ragazzi, poi gli dici ma ti rendi conto di quello che hai fatto  e tu capisci dalle sue risposte che non si rende conto, che non gli sembra di aver combinato una cosa così grave. Certo ha ragione non di aver fatto quel gesto aberrante che certamente va condannato con tutta veemenza ed è giusto, ma chiediamoci perché rispondono così. Io vorrei farvi una domanda: perché secondo voi quella cosa è aberrante? Sapete perché? Quando eravate piccoli vi hanno messo dentro ben chiaro ciò che è bene e ciò che è male. Licoer dice che se noi entro i 6-7 anni non mettiamo dentro questi semi, quando uno diventa grande non lo sa. Il grande attacco che veramente il demonio fa oggi è sull’infanzia. Ha capito perfettamente che attaccando lì ha in mano tutto perché se una pianta ha dentro i semi preparati bene e curati bene  dopo cresce,  ma se io non ho messo i semi si fa molta più fatica. La terza cosa: il non parlare più, il non umanizzare più la sofferenza. Vedete esistono due tipi di sofferenze: c’è quella che facciamo noi agli altri e questo è grave, dovremmo evitarla, ma ci sono le sofferenze della natura, della vita che tutti i bambini provano. Noi diciamo i nostri bambini sono viziati, non si sacrificano più, hanno ragione! Che cosa vuol dire sacrificarsi, perché voi vi sacrificate? Sapete perché? Perché quando eravate piccoli e c’era un po’ di sofferenza  la tua mamma, il tuo papà o chi volete, vi ha lasciato gestire quella sofferenza, avete creato l’abitudine di sacrificarvi, l’habitus di gestire la sofferenza. Un po’ perché eravamo obbligati perché la vita  era così, ma oggi senza un obbligo perché la vita è diversa, se quando c’è una sofferenza (non dico di procurarla ma quella della vita) noi gliela togliamo al bambino o lo ricattiamo o non gli diamo i nomi per gestirla, come farà a sacrificarsi da grande se non ha gli strumenti per farlo? Terzo cardine: il sacrificio. Il sacrificio è importante. Il sacrificio, la fatica  che facciamo noi:  quante volte ci siamo sentiti falliti, quante volte siamo cambiati. Provate a pensare cosa eravate quando avete messo su baracca e cosa siete diventati adesso, siete completamente cambiati, il matrimonio non è fatto per chi è uno per l’altro, spiego. Questo non glielo diciamo più ai giovani perchè poi quando arrivano da noi per la separazione sapete qual’è la loro frase? Quella che gli hanno detto i preti senza capirlo: l’incompatibilità di carattere! Non si offendano i sacerdoti, guai a chi me lo tocca. L’attacco oggi viene posto sull’amore ai giovani. Lo spiego. Io guardo parecchia televisione perché devo essere aggiornato. Avete visto il film di Scamarcio Ho voglia di te? Chi ha figli adolescenti deve andare a vederlo perché la ragazzina lo guarda e se lo guarda bisogna capire perché.  Una volta ho visto Maurizio Costanzo Show dove  lui parlava di se stesso e diceva ….sai nella mia vita mi è capitato questo:  mi sono innamorato di una donna, poi di un’altra, ho lasciato la prima, poi un’altra ancora,….. bene dalla sua storia sembrava che lui non c’entrava niente con questi innamoramenti, lui veniva colpito da questi innamoramenti per cui lui era coerente perché rispettava questo. Sapete qual è la mentalità filosofica che ci sta dietro? La mentalità filosofica è questa: che l’amore c’è  o non c’è. Questa è la mentalità che passa ai nostri giovani, questo è l’attacco che il male sta facendo ai nostri giovani. Noi dobbiamo uscire di qua con un’idea e senza questa idea è inutile che noi facciamo le conferenze. L’idea è questa: che l’amore si educa, che è sempre possibile l’amore. Se io a un ragazzino di 12 anni gli metto dentro questa cosa, allora nei momenti difficili, anche quando finirà l’attrattiva, userà l’intelligenza, la volontà, lui si sentirà protagonista della sua storia. Senza questi semi messi dentro, io posso volere un mare di bene alla mia donna, ma io posso anche innamorarmi di un’altra donna, se sono padrone di me e so che cos’è l’amore, cosa farò: utilizzerò questa attrattiva facendo una scelta, aumentando le attenzioni nei confronti di mia moglie, ma se non sono padrone di me e se la mentalità che mi hanno detto è che quando  io mi innamoro di un’altra significa che c’è la crisi coniugale, questa è la più grande scemata che esista. Bisogna dirgli al ragazzino guarda che tu puoi sempre amare, tutto si educa, tutto, senza questa scelta di fondo ce li mangiano i nostri giovani! Quando ho detto questo ai giovani uno è venuto  a dirmi ma dottor Aceti  ha ragione! Io vedo tutto, ho visto la mamma per amica eccetera ecc….. sapete la mentalità del maschio che viene fuori li? Oggi un ragazzo in gamba basta che abbia tre-quattro ragazze, è questo che viene esaltato, poi lui le frequenta tutte  tre-quattro e per essere specializzato nell’amore, dopo che le ha frequentate tutte, le sceglie. Sapete che cosa è questo? Questo è aberrante. Non per la moralità, non è il mio mestiere. Voi che siete qui mi testimoniate una cosa: che l’amore è esclusivo, non è il supermercato che io frequento e scelgo. Questo è il dramma di oggi. Sapete che cosa dico ai ragazzini, anche a quelli che sono cotti, che è una cosa bellissima quello che state provando, è stupendo se vuoi frequentare la ragazzina, se poi capirai che puoi stare con lei ecc. vai avanti ma non commettere l’errore e lo sbaglio di frequentarne tre o quattro per poi scegliere perché non capirai. Perché la fregatura è su di loro sapete, perché non capiranno mai che cosa è l’amore. Il terzo attacco ai giovani sapete che nome ha? Si chiama esoterismo. Provate ad accendere le TV private. L’esoterismo è questo: la donna  telefona alla maga di turno per farsi dare i numeri, per sapere se quello è l’uomo della sua vita! Ma siamo scemi! Eppure questo ci spoglia di noi. Sapete qual’è la fregatura della società? Che ci hanno spogliato di noi, siamo noi i protagonisti di questo. Chiudo con il sostegno. Il sostegno è il cardine più importante, il sostegno è l’idea che noi abbiamo degli altri. Sto parlando dei cristiani, non cadete nella trappola. Il sostegno è il più importante. Se noi siamo su,  gli altri si tirano su. Abbiamo fatto degli esperimenti su due classi di prima elementare. In una c’erano 3 maestre preparate, nell’altra altre 3 più sorridenti, più su, e i bambini imparano prima. Se voi andate in un posto e tutti sono su,  dopo un po’ vi tirate su anche voi, è contagioso e noi siamo scemi perchè è tutto uno scleramento unico e andiamo in depressione! Guardate c’è  un sintomo di questo travaglio che noi dobbiamo ribaltare. Il sintomo è questo l’Italia ce l’ha: l’Italia è uno dei Paesi purtroppo  che ha il più basso tasso di natalità, non ci vuole il dottor Aceti per farci capire che una società che non investe lì non crede nel futuro. Ma sapete perché? Perché è passata strisciante la mentalità scoraggiante che il figlio è un problema, un costo. Lo è, ma il figlio è una risorsa, se noi  rialziamo la testa per far vedere la bellezza del bambino, la stupefacente straordinarietà della bellezza, allora sì che riprendiamo forza, allora crediamo nel futuro, investiamo. Io non sono superficiale, ho detto che è un travaglio e i travagli hanno anche le sofferenze, non dobbiamo essere superficiali ma questo non vuol dire che non c’è questo. Provate a leggere l’ultima Enciclica del Papa, un capolavoro perché la speranza non è dopo, la speranza c’è adesso. Il Papa lo dice chiaramente:  la speranza è adesso, in queste cose che già ci sono, è già dentro nel grembo del travaglio. Se noi cristiani  non glielo facciamo vedere agli altri, chi glielo fa vedere? Ci perdiamo in diatribe e non esaltiamo il germe che è dentro in alcune cose che lui ha detto. Il sostegno che cos’è: il sostegno è l’idea che noi abbiamo degli altri. Siamo Cristiani e dobbiamo uscire di qua con 3 idee se no non usciamo più: primo un’idea positiva degli altri sempre, e se non c’è dobbiamo facciamocela venire se no non siamo credenti; secondo che è sempre possibile ricominciare; terzo: qui ora litum noc. Chiudo con questo ma voi potreste dirmi ma Aceti come si fa oggi che siamo presi da un sacco di cose da fare ad essere su, perché il segreto è tutto qui. Due suggerimenti pratici, genitori mi ascoltino, primo: una volta alla settimana che ciascuno dei due genitori  faccia quello che gli piace, che sia lecito. Secondo suggerimento ai genitori: da quando il bambino ha un giorno fino a quando ha trent’anni due volte al mese mandate al quel paese i vostri figli, piazzateli dalla nonna, dalla baby-sitter, dal parroco, e poi si fa così, il papà, non la mamma, il papà deve dire al bambino esco con la mamma e il bambino dirà voglio venire anch’io e il papà risponderà così no, quando diventerai grande e avrai la tua fidanzata, uscirai con lei. Sapete cosa prova il bambino? Tre cose: due volte al mese si abitua a stare senza genitori, è importante l’autonomia, secondo vede che fra il padre e la madre c’è uno spazio, un tempo, una tenerezza e quando diventerà grande tratterà bene la sua donna perché lo ha visto e la terza cosa la più grande che esista sulla faccia della terra, tranne il rapporto con Dio in assoluto il più grande perché Dio è una persona: lui sente inconsciamente che è nato da quell’amore lì. Sapete che cos’è la cosa più grande che abbiamo? Sentire che siamo nati dall’amore. Grazie”.

 

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